[ Intervista] Laboratorio Coding al Coworking Crotone per bambini e ragazzi: un successo l’iniziativa del prof. Pasquale Viola!

intervista a pasquale viola coworking crotoneEravamo totalmente nuovi a questo genere di iniziative, nonché al settore della programmazione Web, a qualunque livello, non solo per bambini e ragazzi, ma…

Il Laboratorio di Coding che presentato qui al Coworking Crotone Krò il 6 aprile ci ha entusiasmato!

Grazie ai quasi 40 junior che hanno partecipato, grazie alle famiglie che li hanno iscritti, e – naturalmente – grazie alla bravura del prof. Pasquale Viola, che oggi presentiamo a tutti voi con una piccola intervista.

Per quanto ci riguarda, abbiamo infatti scoperto un mondo, anzi: più mondi!

Oltre alla programmazione Web, ambito affascinante e di grande interesse anche per le prospettive professionali, è stato bello vedere quante famiglie, sul nostro territorio, sono sensibili a contenuti educativi di tipo innovativo.

E naturalmente ci è piaciuto moltissimo vedere ragazzine e ragazzini seguire con grande attenzione la piacevole introduzione al Coding che ha fatto il prof. Pasquale Viola, alcuni giorni fa qui al Cowo® Krò di via Botteghelle a Crotone.

Pensiamo che a questo punto sia opportuno far conoscere meglio il prof. Viola: in questo senso gli abbiamo chiesto disponibilità a una piccola intervista.

Come sempre super-professionale e collaborativo, ha accettato prontamente di rispondere alle nostre domande. Grazie ancora!

Prof. Viola, com’è andato l’evento di presentazione del progetto Coding per giovanissimi del 6/4 al Coworking Crotone Krò?

Il ritorno, relativamente alla nostra breve campagna sui social, è stato molto interessante.

Abbiamo infatti ricevuto oltre 60 iscrizioni da parte di famiglie residenti anche al centro e nord Italia, questo grazie al tam-tam tipicamente generato da social come Facebook ed Instagram.

Di questi oltre il 60% ha poi partecipato all’evento online, e tenuto conto che si trattava di un martedì subito dopo le festività Pasquali, le presenze registrate ci hanno sorpreso molto positivamente.

È stato gradito dai ragazzi? E dai genitori?

Per quanto riguarda l’evento in sé, le famiglie hanno dimostrato molto interesse e consapevolezza del valore di certe attività, mentre i bambini hanno seguito con molta partecipazione interagendo con passione durante il laboratorio.

L’attività “Minecraft: viaggio acquatico” svolta dai ragazzi sul sito Code.org ha suscitato in loro molto interesse e il fatto di far vedere l’avanzamento dell’esercizio in tempo reale ha creato quella sana competitività che li ha motivati ulteriormente.

La seconda attività con Scratch ha consentito loro di creare un semplice video gioco in un contesto significativo per l’attivazione e lo sviluppo di competenze trasversali.

Dal punto di vista dei genitori, quale può essere la motivazione all’iscrizione al corso?

Tutti i genitori sono consapevoli oramai che competenze informatiche sempre più specifiche saranno sempre più necessarie nel XXI secolo.

Ma spesso si trovano di fronte ai loro ragazzi, nativi digitali, che passano giornate intere usando lo smartphone spesso per giocare o usare i social o guardare video su canali quali YouTube.

Ne deriva la preoccupazione diffusa di vederli alienati dalle tecnologie.

Quando si prospetta ai genitori un capovolgimento dei ruoli, grazie al quale i ragazzi possono avere la possibilità di diventare protagonisti delle tecnologie e non restarne schiavi o succubi, con attività che consentano loro, ad esempio, di costruire i video giochi con cui giocare, o – ancora – di realizzare delle App semplici ma utili da installare sui propri cellulari o su quelli dei genitori, oppure – aggiungo – di stampare manufatti utilizzando le stampanti 3D… tutti questi aspetti indirizzano il genitore verso una maggior consapevolezza in termini di scelte educative.

Presentare inoltre ai genitori le prospettive nel modo del lavoro per chi, in uscita dalle scuole, ha competenze forti in ambito informatico, rende ancor più attraente la prospettiva di vedere i propri figli svolgere questo tipo di attività.

Nella sua esperienza, ai ragazzi piace programmare?

Esistono sicuramente alcuni ragazzi che nascono con la passione e la curiosità che li spinge ad approfondire le tematiche prettamente legate alla programmazione software, molti altri invece sono più attratti dalla sfida nell’affrontare e risolvere problemi o dalla voglia di mettere alla prova la propria creatività.

Impostare attività di Coding basate su un apprendimento NON INFORMALE, in cui gli obiettivi di apprendimento (sviluppo del pensiero computazionale in primis) sono impliciti ma raggiunti con attività ludiche, resta sicuramente il metodo migliore per migliorare competenze fondamentali per il loro futuro professionale e non solo.

Non si tratta quindi di FAR PIACERE la programmazione ai ragazzi, si tratta invece di fargliela PRATICARE, e a volte anche inconsapevolmente.

Svolgere poi queste attività in contesti non formali di formazione come le organizzazioni o l’associazionismo professionale e non professionale, in cui si sviluppano conoscenze, abilità, competenze principalmente attraverso apprendimenti basati sulle relazioni e sulla didattica per progetti, rende ai ragazzi l’esperienza molto piacevole.

Pensa siano competenze utili anche – un domani – ai fini degli sbocchi lavorativi?

Il coding è considerato la quarta competenza dopo saper leggere, saper scrivere e saper fare calcoli.

Come già accennato, la domanda di programmatori in ITALIA, in EUROPA e nel MONDO è in continua ascesa.

Quello del programmatore è il lavoro più richiesto nell’era digitale, ed anche se oramai si legge dappertutto che molti dei mestieri che si faranno fra trent’anni oggi ancora non esistono, il mestiere del programmatore software difficilmente avrà a che fare con la parola crisi.

Se 2 anni fa si diceva che entro il 2020 sarebbero state ricercate in Europa oltre 800.000 posizioni di programmatore software, ancora oggi la figura del programmatore informatico è sempre estremamente richiesta: la domanda è in continua crescita e gli ultimi rapporti sul mondo del lavoro la inseriscono tra le professioni che le aziende definiscono “introvabili” in fase di ricerca del personale.

Da insegnante, che cosa prova ad insegnare queste cose ai giovanissimi?

Insegnare è sempre stata la mia passione.

Quando nel 2000 decisi di partecipare al concorso per insegnare informatica nelle scuole pubbliche lo feci, nonostante già avessi una buona posizione lavorativa, perché ero attratto da quello che oggi confermo essere uno dei mestieri più belli del mondo.

La funzione sociale di tale mestiere è davanti agli occhi di tutti, nelle scuole si costruisce il profilo, la personalità e la cultura dei futuri protagonisti di un paese intero, si plasmano i futuri cittadini del mondo, e nel mio caso c’è l’ulteriore onere di consolidare in essi le competenze digitali e di cittadinanza digitale, perché essere nativi digitali non significa essere competenti digitali.

Poter cominciare dai più giovani vuol dire avere la possibilità ulteriore di lavorare anche sull’uso consapevole delle tecnologie, perché se da una parte è importante capire le potenzialità delle nuove tecnologie, è ancora più importante essere consapevoli dei tanti rischi ai quali queste ci possono esporre.

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